Maschere ipocrite (PT. 2)
- Juan Cano Lopez

- 16 feb
- Tempo di lettura: 1 min

Ci sono persone che pregano tanto in pubblico per impressionare gli altri. Ma il Signore dice: “Io so come tu preghi quando sei da solo”. Mi è capitato di essere a cena con persone che benedivano la tavola: “Oh Signore, Signore! I bambini in Africa”. E io pensavo: “Il brodo sta diventando freddo.” Non ero insensibile all’argomento, ma il Signore mi aveva da tempo insegnato che non era una preghiera efficace. Un giorno mi portarono un libro che serviva per motivare alla preghiera, sapete uno di quei libri motivazionali in 10 passi. Dissi: “Volete sapere veramente cos’è d’ispirazione alla preghiera? La disperazione!” Non può esserci la frase giusta da dire, non bisogna scegliere le parole, perché ognuno ha un bisogno diverso. Il ‘pungiglione’ che sta affliggendo la mia carne, che mi sta facendo del male, è diverso dal tuo, che è diverso da quello di tuo fratello. Quando noi preghiamo per un bisogno non diciamo poesie ma uno straziante, sincero e per questo efficace: “Signore aiutami!”. Nella disperazione non c’è posto per l’ipocrisia. La preghiera torni ad avere quel sapore autentico di relazione, di dipendenza; non c’è posto per il teatro. Gesù ci ha insegnato a togliere la religiosità dalla preghiera. La Preghiera è un incontro familiare. È un incontro tra il Padre e i Suoi figli.
Juan Cano Lopez
🕮 La Bibbia in un Anno: Levitico 22-23 // Marco 1:1-22



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