Stupore e commozione
- Mario Ambrosone

- 29 set 2025
- Tempo di lettura: 1 min
“Verso la mezzanotte Paolo e Sila, pregando, cantavano inni a Dio; e i carcerati li udivano.” - Atti 16:25

Era un lunedì come gli altri il 20 febbraio dell’anno 2023. Alle 09:15 di quella mattina ci eravamo dati appuntamento all’esterno del carcere per un concerto Gospel organizzato a favore di un cospicuo numero di detenuti. Eravamo in cinque. Giunti nel teatro, il luogo dove si sarebbe tenuto l’incontro, facemmo amicizia con un giovane, una guardia carceraria, ma dei detenuti nemmeno l’ombra. Ciononostante, collegai la mia chitarra all’impianto e cominciammo a cantare inni all’Eterno. Dopo un’ora circa, quasi le 11:00, le sedie erano ancora vuote. Quando eravamo ormai convinti di aver realizzato un insuccesso, ecco presentarsi a noi “10 detenuti” (Luca 17:12). Mentre proviamo a rompere gli indugi, più voci ci rivolgono la medesima domanda: “Pastore, ma manterrete fede a questo progetto o non vi rivedremo più?” Commossi e stupiti, ci guardammo e ringraziammo il Signore. Avevo condiviso con i fratelli un desiderio del cuore e quella mattina la risposta del Signore fu pronta ed eloquente. Non spettò a me chiedere a quegli uomini la compilazione di una domandina, ma, al contrario, furono loro a chiedermi di non abbandonarli nel mezzo del loro naufragio esistenziale. Mentre, a turno, ci raccontavano di loro, i nostri occhi si riempivano di lacrime di gratitudine. Tutti loro anelavano il perdono per gli errori di una vita. Noi avevamo intonato soltanto un canto. Loro, i prigionieri, “ci udirono cantare...”
Mario Ambrosone



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