Quando alzo le mani
- Marco Palma

- 20 ott 2025
- Tempo di lettura: 1 min
“Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek.” - Esodo 17:11

Dopo aver attraversato il Mar Rosso, il popolo ebreo fu costretto a fare battaglia contro gli Amalechiti, un popolo feroce e meschino perché spuntò alle spalle dove plausibilmente si trovavano anziani, bambini e i più stanchi. Quando Mosè si rese conto che il popolo era stato attaccato, disse a Giosuè di andare a combattere mentre lui sarebbe salito sulla vetta del colle con Aronne ed Hur. Ogni qualvolta Mosè alzava le sue mani, Israele vinceva, quando la abbassava invece vinceva Amalek. Le sue mani col passare del tempo si fecero pesanti, così Aaronne e Hur presero una pietra per farlo sedere e gli sostennero le mani fino al tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalek e tutta la sua gente. Questo racconto ci insegna che la battaglia non fu vinta grazie all’abilità di Giosuè e che quando alziamo le mani il nostro corpo comunica almeno tre cose: 1) Intercessione e preghiera; davanti ai problemi dobbiamo combattere in ginocchio, ovvero pregando! Stando in ginocchio è difficile cadere. 2) Segno di resa; alzando le mani è come se ci arrendessimo al Signore che ci dice che la battaglia è Sua e Lui farà ogni cosa. 3) Il segno della vittoria; Mosè vinse la battaglia proclamando qualcosa che non aveva visto, così dovremmo fare noi: proclamare la vittoria davanti ai nostri problemi soprattutto se sediamo sulla roccia (Gesù) e siamo sostenuti da Aronne e Hur (la Chiesa).
Marco Palma



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