La vera religione
- Alina Paolercia

- 2 gen 2025
- Tempo di lettura: 1 min
“Interrogò allora gli ufficiali del faraone che erano con lui in prigione nella casa del suo padrone, e disse: «Perché oggi avete il viso così triste?»” - Genesi 40:7

Giuseppe era in prigione e aveva il diritto di lamentarsi tutto il giorno per le continue ingiustizie subite, invece, non ha avuto lo sguardo sulla sua condizione, ma, come Gesù, ha rivolto il suo sguardo sui bisogni degli altri (i due prigionieri). Quindi mi son chiesta: “quante volte sposto lo sguardo da me stessa ed inizio a preoccuparmi della condizione degli altri?”. C’è bisogno di COMPASSIONE che significa precisamente: “Sentimento di pietà verso chi è infelice, verso i suoi dolori, le sue disgrazie, i suoi difetti; partecipazione alle sofferenze altrui.” La vita di Giuseppe è cambiata radicalmente dopo quella circostanza perché, dopo aver ascoltato i prigionieri, si è rivelato il dono che Dio gli aveva dato. In seguito, quel dono sarà riconosciuto dal faraone e Giuseppe, da prigioniero diventerà viceré d’Egitto. Tutto ciò non sarebbe accaduto se Giuseppe non si fosse interessato alla situazione
dei due prigionieri. Com’è scritto, la religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni. Risollevando chi è afflitto e chi è caduto possiamo essere il braccio di Dio sulla terra. Il nostro destino è determinato da quanta compassione abbiamo.
Alina Paolercia



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