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La sofferenza cristiana

  • Immagine del redattore: Stefano De Cario
    Stefano De Cario
  • 13 ott 2025
  • Tempo di lettura: 1 min
“Gesù, mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, guarisci!”. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì».” - Marco 1:41-42
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Speranza per ogni casa | 14/10/2025

Il segno distintivo della vicinanza del Cristo ai sofferenti è il suo atteggiamento nei confronti dei lebbrosi. Essi erano non solo dei malati ma degli scomunicati. Secondo le prescrizioni ufficiali della legge biblica dovevano vivere ai margini delle città, isolati dal loro passato e da ogni affetto; dovevano segnalare la loro presenza qualora sulla loro strada si fosse presentata una persona sana. La lebbra, infatti, era considerata secondo le prescrizioni dell’Antico Testamento frutto di una colpa gravissima di cui diventava punizione ed espiazione. Gesù, invece, spazzando via tutte queste remore, non solo si avvia sulla strada di questi “appestati” ma, mosso a compassione, stende la mano e guarisce. Durante la sua vita terrena, Cristo ha messo al centro della sua attenzione proprio il dolore. Il vangelo di Marco è quasi per metà un racconto di Cristo in compagnia di malati. I miracoli di Gesù non sono gesti spettacolari, destinati a sollecitare applausi e successi, ma piuttosto orientati a liberare l’uomo dal male e dal dolore. A volte pensiamo di essere soli a portare il nostro fardello di sofferenze e che non saremo mai capiti abbastanza. Sappi che non é così. Colui che ti ha detto “Io sarò con te ogni giorno” non ha escluso quelli in cui avresti sofferto anzi proprio per quelli lui ha una particolare attenzione.

Stefano De Cario

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