Gesù: la forza nella debolezza
- Daniela Urizio

- 12 set 2025
- Tempo di lettura: 1 min
“...Uzza stese la mano verso l’arca di Dio per reggerla, perché i buoi la facevano inclinare...” - 2 Samuele 6:6

Quante volte, come Uzza, anziché appoggiarci a Cristo (nostra arca di salvezza) e riposare nel Suo lavoro finito per noi, pensiamo di essere noi a “sorreggerlo” in virtù dei nostri sforzi, della nostra forza e di ciò che facciamo. Il nome Uzza, infatti, significa “la mia forza”. Uzza rappresenta tutti i cristiani che si appoggiano sulle proprie forze e capacità umane per fare avanzare l’arca, Gesù ed il Suo Regno nel mondo, senza dipendere da Lui che ci sostiene continuamente. Se nelle situazioni difficili contassimo su noi stessi e sulla nostra personale forza, non Gli daremmo davvero gloria ed onore. Il Signore ci sostiene nella debolezza, perché è solo quando siamo più deboli che Egli manifesta la Sua forza. La gloria è Sua, non nostra! Non fare, quindi, affidamento sulle tue sole opere per arrivare al cielo, ma riposa sull’unica opera perfetta che Gesù ha fatto per noi perché è per grazia, dono che non meritiamo, che siamo salvati! Uzza, il religioso, pagò cara la sua presunzione di poter salvare l’arca con le sue forze. L’arca arrivò per grazia da un uomo, uno straniero, Obed-Edom, che il Signore benedisse. Il nome Obed-Edom significa “servo-rosso” e ciò significa che la presenza di Dio, l’arca, non può essere trasportata se non per la fiducia nel rosso del sangue di Gesù che ci ha già benedetti in ogni cosa: questa è la grazia di Dio per noi.
Daniela Urizio



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