Essere figli
- Gabriele Scarallo

- 26 dic 2025
- Tempo di lettura: 1 min
“…Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!” - Isaia 43:1

Da bambino non avevo mai dato troppo peso all’essere figlio di pastore, in chiesa ero abituato a chiamare tutti “zio” o “zia” come se fossero tutti parte della mia famiglia e alcuni lo erano effettivamente. Crescendo, però, ho iniziato a notare che l’essere “il figlio del pastore” non era solo un titolo d’onore, quasi come essere immeritatamente una “celebrità” nel contesto di chiesa, ma un cartello che portava con sé aspettative e pretese di cui non sapevo nemmeno di dover essere all’altezza. Gli occhi di questi pseudo-sconosciuti erano tutti puntati sul figlio del pastore che sicuramente sarebbe stato il migliore in ogni singolo aspetto, quando invece, al di fuori della chiesa, ero un ragazzo normale come gli altri. Durante l’adolescenza avevo più domande che risposte, per ogni cosa che facevo in chiesa mi chiedevo: “Ma lo sto facendo per Dio o per i miei genitori?”, “Lo sto facendo per fare bella figura o perché effettivamente lo sento da parte del Signore?”. Adesso, il peso quasi non lo sento più, ma c’è stato un momento fondamentale della mia adolescenza che mi ha fatto capire la cosa più importante: noi siamo prima cristiani e figli di Dio e poi figli di pastore. Noi non possiamo scegliere in quale famiglia nascere, ma Dio sa esattamente dove e quando posizionare la nostra vita per il proposito più grande che Lui ha. Rimaniamo fermi nella convinzione che il Dio che ci chiama per nome, ci chiama come Suoi figli - senza etichette, senza pregiudizi.
Gabriele Scarallo



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