Chiamati a consolare
- Mario Ambrosone

- 31 mag 2025
- Tempo di lettura: 1 min
"Allora Paolo e Sila, usciti dalla prigione, entrarono in casa di Lidia; e, visti i fratelli, li confortarono, poi partirono." - Atti 16:40

Ho assunto da più di un decennio, ormai, l’incarico di pastore all’interno di un movimento di chiese evangeliche pentecostali. Il ruolo affidatomi, mi pone spesso a confronto con numerose e svariate tipologie di persone. Così, rileggendo attentamente le parole del versetto in esame, ho considerato che uomini e donne lamentiamo sovente la mancata attenzione “degli altri” verso noi, e non il contrario. Ovvero, siamo tutti più inclini a “guardare la pagliuzza che è nell’occhio di nostro fratello, piuttosto che scorgere la trave che è nel nostro” (Matteo 7:3). Paolo e Sila, servi del Signore, erano stati battuti pubblicamente, umiliati e imprigionati. Tuttavia, usciti di prigione e recatisi a casa di Lidia, una donna cristiana, non cercarono conforto e consolazione dagli altri, ma, come sottolineano le Scritture, “veduti i fratelli, li confortarono”. È vero, tutti apprezziamo il conforto e la consolazione, ma se desideriamo assomigliare al Maestro, dobbiamo agire come Egli agì. D’ora innanzi, non badiamo più alle mancanze altrui, ma, come degni discepoli del Signore, studiamoci di assomigliargli di più. Mentre conforteremo e incoraggeremo i fratelli, Dio conforterà e consolerà, non solo noi, ma l’intera nostra famiglia. “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio…” (Isaia 40:1)
Amen!
Mario Ambrosone



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